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L’algoritmo che predice i crimini

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Alcuni ricercatori dell’Università di Chicago hanno sviluppato un algoritmo che immediatamente, in molti, ha scatenato l’associazione con Minority Report (sia il racconto di Philip K. Dick che il film del 2002 con Tom Cruise), poiché è stato scritto appositamente per riuscire a predire i crimini.

Secondo lo studio che descrive l’algoritmo, pubblicato su Nature Human Behavior, il risultato del lavoro degli scienziati è anche estremamente efficace: riesce a predire i crimini che si verificheranno in un raggio di 1.000 piedi (circa 300 metri) con un’accuratezza del 90%.

Per arrivare all’algoritmo, i ricercatori hanno diviso la città di Chicago in tante “caselle” quadrato, ciascuna con un lato di 1000 piedi, cercando di predire i crimini che si sarebbero verificati entro una settimana in ciascuna di quelle caselle; per verificare le predizioni si sono serviti delle statistiche storiche relative ai crimini effettivamente verificatisi in passato in quelle zone.

Il modello ottenuto è stato via via raffinato fino ad arrivare alla già citata accuratezza del 90%, creando quello che Ishanu Chattopadhyay, primo autore dello studio, definisce un utile «strumento» per prestare aiuto alle forze dell’ordine ricordando al tempo stesso che si tratta, per l’appunto, solo di uno strumento con dei margini d’errore.

«Abbiamo creato un gemello digitale degli ambienti urbani» spiegano gli scienziati, raccontando come l’algoritmo, dopo Chicago, sia stato messo alla prova anche ad Atlanta, Austin, Detroit, Los Angeles, Philadelphia, Portland, e San Francisco. «Sottoponendogli i dati ottenuti da ciò che è successo in passato, ci dirà ciò che succederà in futuro».

«[L’algoritmo] non è magia» aggiunge Chattopadhyay. «Ci sono dei limiti, ma l’abbiamo verificato e funziona molto bene».

Non lo si può insomma usare come la Pre-Crimine di Minority Report faceva con le previsioni del Precog, inviando la polizia prima che un reato avvenga al fine di prevenirlo; gli ideatori ritengono invece che possa servire a elaborare strategie che consentano di ridurre la criminalità in maniera più “tradizionale” e meno fantascientifica.

«Lo si può usare per simulare ciò che succede se il crimine aumenta in una certa zona della città, o se si aumenta la presenza delle forze dell’ordine in un’altra zona» spiega Chattopadhyay, «Applicando tutte queste variabili, si può vedere come il sistema si evolve in risposta».

Il parallelo con Minority Report traballa peraltro anche su un altro punto: nella storia veniva visto in anticipo anche l’autore del crimine, mentre l’algoritmo – ovviamente, verrebbe da dire – non è in grado di farlo; può soltanto indicare che con estrema probabilità in quella zona si verificherà un certo reato entro sette giorni.

Lo studio ha permesso inoltre di rilevare un problema nell’azione delle forze di polizia: i ricercatori hanno notato che quando il livello di crimine sale nelle zone più ricche della città, allora si verificano più arresti. Ma lo stesso non capita nelle zone più povere: ciò suggerisce uno squilibrio nella risposta della polizia alle segnalazioni dei reati.

«Capiamo» – concludono i ricercatori – «i pericoli che potenti strumenti predittivi come questo possono causare se finiscono nelle mani di Stati iperzelanti che usano come scusa la protezione della popolazione, ma qui abbiamo dimostrato un’inedita capacità di individuare i problemi delle forze dell’ordine e di stabilire le responsabilità degli Stati in modi che in passato erano inconcepibili».

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