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In silenzio è arrivata sugli store IO: la app che ci cambierà la vita

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Per essere la app che dovrebbe cambiarci la vita e portarci nel futuro, forse meritava almeno un benvenuto. Non dico una conferenza stampa, ma almeno un tweet di un ministro. Si vede che sono tempi cupi, e non era aria. Eppure è una buona notizia. Da sabato sugli store di Apple e di Google, rispettando la tabella di marcia (il che non è poco dalle nostre parti), è finalmente arrivata IO, “un unico punto di accesso per interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali, direttamente dal tuo smartphone”.

Diciamolo meglio: IO è la app con la quale un cittadino deve poter fare tutto direttamente con il proprio telefonino. Tutto cosa? Tutto: iscrivere i figli a scuola, pagare una multa o il bollo, ricevere i risultati di un esame clinico (tipo: “congratulazioni sei incinta!”), prenotare la carta d’identità elettronica. Tutto. Niente più file, carte, perdite di tempo. Una meraviglia. Che ancora non c’è però.

Quando lanciò formalmente l’avvio del progetto, con un post su Medium anche in inglese, il 22 maggio 2018, l’allora commissario per l’agenda digitale Diego Piacentini disse subito che la strada era lunga: infatti la sua storia, la storia di un cittadino che usa IO, la ambientò nell’estate del 2022. L’idea risaliva al 2016: era stato il consigliere per l’innovazione di palazzo Chigi Paolo Barberis, che ha una lunga esperienza in tema di app, il primo ad immaginare un approdo di questo tipo per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione.

L’idea era che tutto potesse finire dentro una app simile a Facebook: entri, con la tua identità digitale, e hai tutti i servizi a portata di clic. Per farlo il problema non è tanto lo sviluppo della app, che pure ha richiesto due anni pieni di lavoro come abbiamo visto (non esattamente un tempo da record).  Il problema è la digitalizzazione dei servizi. Infatti se la scaricate adesso e vi accedete con la vostra identità digitale (si chiama SpiD, esiste dalla primavera del 2016 e per ora ne sono state erogate solo sei milioni e 300 mila), non ci trovate quasi nulla da fare: a Roma ci sono due servizi attivi (lo sportello unico di edilizia e attività produttive); se abitate a Ripalta Cremasca o Valsamoggia ne avete quattro.

Altrove poco o nulla. A livello nazionale c’è solo l’ACI: potete pagarci il bollo auto e informarvi sul certificato di proprietà dell’auto. Insomma l’app c’è, i servizi arriveranno, speriamo presto anche perché così non serve a molto. Ma c’è un servizio che ci permettiamo di suggerire: il famigerato modulo di autodichiarazione che ogni cittadino dovrebbe scaricarsi e stampare o ricopiare a mano aggiungendo una motivazione valida per poter circolare.

Ecco in attesa che la app si popoli, questo semplice strumento le darebbe un senso. E’ un servizio facile facile, ci vuole un attimo ad aggiungerlo ad IO, e sarebbe un bell’incentivo a scaricarla, prendersi Spid, e testarla come si deve. Nel frattempo la nostra pandemia sarebbe un po’ più lieve.

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